LIBERTA’ E SCHIAVITU’


(siamo liberi o di proprietà?)

   

Si parla spesso di libera scelta in tema di aborto, ma non si accenna mai alla libertà di ognuno. Io che scrivo e tu che leggi stiamo esercitando il diritto di vivere, frutto della libertà di nascere che abbiamo ricevuto dalle nostre mamme. Poter esercitare una scelta sulla vita altrui diventa quindi un dominio, un ridurre in totale schiavitù un altro essere umano. Certo non sarebbe così se considerassimo un bambino non ancora nato qualcosa di non umano, ma abbiamo già affrontato questo argomento nei due capitoli precedenti. Allora l’unica domanda da porsi è questa: siamo proprietà di nostra madre o siamo liberi?

   

La vita è mia e la gestisco io” è la frase ripetuta da chi sostiene a spada tratta la libertà di scelta. Da questo punto di vista infatti verrebbe da chiedersi: “perché la mia vita deve appartenere ad un’altra persona?

Eppure chi si proclama favorevole all’aborto, indirettamente, afferma esattamente il contrario: cioè che quando eravamo “molto piccoli” siamo stati “proprietà” di altri, i quali avevano un potere tale su di noi da decidere se lasciarci vivere o morire solo perché ci ospitavano nel lor solo perché ci ospitavano nel loro grembo.

Sembra un concetto difficile? Facciamo allora un piccolo esercizio di astrazione. Guarda la tua vita oggi e poi immagina per un istante che tua madre ti avesse abortita. Pensa alla libertà che lei in passato avrebbe rivendicato nel compiere un gesto simile e confrontalo con la tua libertà oggi di essere qui, di esistere e di vivere la tua vita. Non credi di essere tu nel giusto? Nel pieno diritto di precedenza di scelta? O credi di essere stata ed essere tuttora proprietà di tua madre?

Non c’è confronto tra i due tipi di libertà.

Certo, c’è sempre qualcuno pronto a dirti che come donna hai dei diritti precisi e come adulto hai il libero arbitrio di decidere della tua vita, anche nella scelta di abortire. Ma alla luce di quanto detto nei paragrafi precedenti, non provi un forte senso di ribellione di fronte alla possibilità che qualcuno in passato abbia avuto questo dominio su di te? Non senti odore di abuso di potere, della forza del grande che schiaccia il piccolo indifeso? In tema di emancipazione femminile poi, come si mette la questione quando il feto è femmina? Non si riduce al dominio della femmina grande su quella piccola?

Purtroppo questo concetto di libertà non viene mai analizzato dai tanti benpensanti che affollano i talk-show, perché questa società, per certi versi ancora immatura, tende a dare per scontato troppe cose e nel contempo a nascondere i tabù, abituandosi a convivere con le ingiustizie dimenticate. Il cittadino del mondo civile di oggi ha infatti interiorizzato la normalità dell'aborto come nei secoli passati si era interiorizzata la normalità della schiavitù. L’uomo di colore era considerato un oggetto piuttosto che una persona, ma ciò non creava scalpore tra la gente comune. Un concetto aberrante, ma talmente utile al benessere di altri uomini che non veniva messo in discussione neanche nei salotti buoni di quella civiltà che orgogliosamente si sentiva, come noi ora, all’apice dello sviluppo culturale. Oggi, con le stesse modalità, la convenienza sociale dell’aborto e l'abitudine ad esso, unitamente a leggi accondiscendenti, assopiscono il sentimento di giustizia e impediscono di ragionare a fondo sulle sue conseguenze.

   

E come allora la gente comune non si fa domande e tantomeno si scandalizza.

Se non vogliamo quindi essere descritti dai nostri posteri come una civiltà retrograda e violenta, smettiamola di pensare che l’aborto sia un male minore. Tutto quanto è basato sulla violenza è assurdo e inutile, non ha futuro. Dobbiamo svegliarci da questo torpore e comprendere che siamo di fronte all’ultimo abominio del mondo moderno; una piaga morale, una ferita sanguinante della società civile.

Il commercio di schiavi per fortuna è finito, ma c’è ancora una categoria dimenticata di oppressi, condannati a morte senza processo. Non resta che rompere le ultime catene liberando dal nostro potere questi bambini indesiderati.

Tu sei stata libera di nascere. Non dimenticarlo.