I DANNI PER LA DONNA


(quello che alle donne non dicono)

   

Quanti proclami arrivano da alcuni politici per la salvaguardia della salute della donna (soprattutto in periodo elettorale!). Peccato che su questo argomento la superficialità si sprechi e non si parli mai del non rispetto del corpo femminile e del male psicofisico causati da questa logica da obitorio, mascherata da soluzione ottimale. La donna in questi casi non è tutelata neanche dalle sollecitazioni di familiari e amici, che spesso la sottopongono a pressioni talmente forti da sentirsi psicologicamente costretta a cedere all’aborto. La diffusione di una chiara e corretta informazione scientifica, al posto della mera propaganda ideologica alla quale ci hanno abituato da decenni, potrebbe invece proteggerla e promuoverne il peso sociale.

   

Chi vi sbandiera l’aborto come unica strada da percorrere quando si presentano delle difficoltà, omette di dire, per dolo o per superficialità, che ci saranno due vittime: una che viene uccisa all’inizio della vita e l’altra che rimarrà ferita per tutta la vita.

Non parliamo di ferite corporali, che tuttavia sono anch’esse frequenti e a volte portano alla sterilità permanente, ma di ferite psichiche che, come testimoniato da tantissime donne, sono più difficili da superare e molto più dolorose. Ferite capaci di coprire la vitalità di una persona con un velo di cupezza indelebile, che toglie la gioia di vivere e apre facilmente la porta alla depressione, senza parlare poi del rimorso perenne (la saggezza popolare, frutto dell’esperienza di generazioni, ricorda che “pesa più un bambino sulla coscienza che un bambino in braccio”). Ferite insomma che alla fine provocano sempre disagi maggiori di quelli ipotizzati per l’arrivo del figlio indesiderato!

Una gravidanza durante l’adolescenza, ad esempio, è certamente un trauma, ma di breve durata, perché poi la felicità prende il sopravvento, sostenendoti nelle difficoltà della vita grazie alla profonda e unica alleanza che lega la madre al suo bambino. Oppure un nuovo figlio che arriva in situazioni economiche difficili può creare un ulteriore abbassamento del tenore di vita, ma non è detto che sarà così per sempre, dato che le cose possono cambiare anche in meglio, mentre è certo che una “spada in più nel cuore” toglie la forza di combattere per una vita migliore. Chi, insomma, fingendo di aiutarci, ci dice che un bambino diventa qualcosa di cui liberarsi piuttosto che un dono e una gioia, ci inganna e non ci aiuta. Perché aiutare la donna significa condividerne le difficoltà e proporre delle soluzioni ad esse, non lasciarla sola uccidendogli il figlio!

   

La cultura abortista che ci siamo sorbiti, è un’ideologia che si fa scudo del corpo della donna per affermare che l’uomo moderno, in quanto padrone di se stesso, ha il diritto di decidere chi deve nascere e chi no. Una ideologia che distorce le leggi naturali a proprio vantaggio, e in cui non c’è assolutamente nulla di salutare. Anzi, in termini più ampi si può affermare che la salute della donna è nella libertà che il suo corpo ha di partorire, dato che il parto è un evento naturale e non un evento patologico. Mentre l’aborto è “la malattia”, un momento truce, una efferata violazione della natura femminile.

Per quanto serie certe motivazioni possano sembrarci in quel momento (paura del futuro, solitudine, lavoro, soldi, ecc.), non possono mai essere più importanti del nostro corpo e della nostra natura più intima. Con l’accettazione della violenza dell’aborto si mette in atto una castrazione della maternità che nega e svilisce l’essenza femminile, perché l’utero, da fonte della vita, diventa una tomba. Cercando di liberarsi della procreazione, la donna inoltre si appiattisce sul modello maschile di un corpo che non genera, perdendo di colpo la propria identità, anche nel caso sia già madre. Facendo retrocedere ad optional il dono unico che ha di generare vita e di rendere possibile l’esistenza stessa del genere umano sulla Terra.

Questi in definitiva sono alcuni di quei danni di cui non vi parleranno mai, né dietro la scrivania di un medico compiacente, che non ti spiega neppure che si tratta di interrompere un cuore che batte, né sulle pagine dei tanti giornali patinati diretti al pubblico femminile. Quelli che, tra una maschera di bellezza e un consiglio sulla vita di coppia, vogliono illuderti che abortire sia come togliersi un dente: “…è un po’ doloroso certo, ma poi starai meglio di prima”!